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Risk management contrattuale

📈 L’autunno economico e la mappa dei rischi: se una copertina del 1979 anticipa la gestione del rischio odierna

Daniele Boni6 min di lettura

📈 L’autunno economico e la mappa dei rischi: se una copertina del 1979 anticipa la gestione del rischio odierna

Di DANIELE BONI
Consulenza Strategica per Modelli Assicurativi e Riassicurativi “By Design”. 🎯 Supporto Compagnie, MGA e Intermediari a creare e potenziare reti distributive sul territorio e fondatore del progetto SIARD. 🎹 Organista

30 agosto 2026
Verso la fine di agosto, il tessuto economico aziendale affronta una transizione ciclica delicata. È il momento in cui l'attenzione del management si sposta bruscamente dalla pianificazione estiva alla gestione dei costi strutturali del rientro.

Ma per comprendere la direzione dei mercati attuali e mappare le vulnerabilità del sistema-Paese, a volte è necessario fare un passo indietro nell'archivio storico.

Il 26 agosto 1979, la copertina del settimanale L’Espresso usciva con un titolo analitico che oggi appare straordinariamente predittivo: "L’Italiano in autunno".

Sotto il titolo, un sommario tracciava la mappa dei nodi strategici nazionali in vista della riapertura: l’economia, i rapporti fra i partiti, i tribunali, la scuola. In primo piano, l'immagine di un professionista che impugna un erogatore di carburante.

Una fotografia socio-economica che, se non fosse per la grana della pellicola, descrive esattamente l'attuale scenario di fine agosto 2026.

  1. La vulnerabilità energetica e l'impatto sulla pianificazione - Il richiamo al 1979 -

Oggi come allora, il prezzo del carburante rappresenta il termometro dell'inflazione e della stabilità dei margini aziendali.

Lo sfondo economico ed emotivo di quella copertina era dettato dalla crisi petrolifera del 1979, il cosiddetto "secondo shock petrolifero" causato dalla Rivoluzione Iraniana. Il blocco delle esportazioni di greggio da parte di Teheran scatenò il panico sui mercati internazionali, facendo più che raddoppiare il prezzo del barile e trascinando l'Italia in una complessa fase di stagflazione, con un'inflazione che superò il 20% e l'adozione di severe misure di razionamento energetico.

Oggi, i decisori aziendali affrontano uno scenario analogo: la benzina ha stabilmente superato il muro dei 2 euro al litro a causa delle costanti tensioni geopolitiche internazionali che coinvolgono i paesi produttori dello scacchiere mediorientale.

Per le imprese, questo non si traduce solo in un aumento lineare dei costi di logistica e trasporto, ma in una pressione inflazionistica asimmetrica che erode il potere d'acquisto dei consumatori e costringe il management a rivedere i budget operativi del quarto trimestre (Q4), introducendo variabili di rischio volatili nei piani di spesa.

  1. L'efficienza giudiziaria e il Rischio di Compliance

Il parallelo diventa ancora più stringente se si analizza il comparto della giustizia. L'agosto odierno è tutt'altro che una stagione ferma: l'imminente piena operatività della riforma Nordio sulla collegialità dei magistrati per le misure cautelari sta aprendo un dibattito critico sulla tenuta organizzativa e d'organico dei tribunali italiani.

All'interno di una matrice dei rischi aziendali, l'efficienza della macchina giudiziaria non è un tema secondario, ma un asset fondamentale per la certezza del diritto e la gestione del rischio legale.

I ritardi strutturali e le transizioni burocratiche dei tribunali rimangono, oggi come cinquant'anni fa, un fattore di rischio che impatta sui tempi di risoluzione delle controversie commerciali e sulla tutela del credito, traducendosi in un costo indiretto per il sistema produttivo.

  1. "Skills Mismatch" e Deficit STEM: il vero Rischio Operativo e Strategico

Infine, la scuola e la formazione. Se nel 1979 l'istruzione era al centro di una forte spinta ideologica e di mobilità sociale – intesa come il motore primario per l'emancipazione delle nuove generazioni e il terreno principale del dibattito culturale d'insieme –, oggi la ripresa delle attività scolastiche viene analizzata prevalentemente come una complessa macchina burocratica.

Dal punto di vista dell'analisi dei rischi aziendali (secondo le metriche ISO 31000), questo evidenzia il nodo più critico per la continuità aziendale: il "mismatch" di competenze e la carenza di profili STEM.

Per comprendere l'entità di questa minaccia, è necessario definire i due fenomeni che si alimentano a vicenda:

Le discipline STEM: È l'acronimo che raggruppa le aree cardine dell'innovazione tecnologica: Science (Scienze), Technology (Tecnologia), Engineering (Ingegneria) e Mathematics (Matematica). Profili come data analyst, ingegneri dell'automazione ed esperti di cybersecurity sono oggi il motore primario della transizione digitale ed ecologica.
Lo Skills Mismatch: È il disallineamento strutturale tra le competenze possedute dai lavoratori e quelle concretamente richieste dalle imprese. In Italia si manifesta come una grave carenza di profili qualificati rispetto alle posizioni aperte, lasciando le aziende scoperte proprio sulle competenze tecniche di frontiera.

Questo disallineamento tra il sistema formativo e il mercato non è più un problema confinato all'ufficio Risorse Umane, ma un moltiplicatore di rischio strutturale per l'intera organizzazione:

Rischio Strategico (Obsolescenza): L'impossibilità di reperire professionisti tecnici frena l'adozione di tecnologie avanzate, esponendo l'azienda al rischio di marginalizzazione competitiva sul mercato.
Rischio Operativo (Downtime e Cybersecurity): Affidare infrastrutture digitali complesse o transizioni ecologiche a personale non perfettamente allineato (under-skilled) aumenta la probabilità di colli di bottiglia operativi e innalza la vulnerabilità cyber di fronte a violazioni di dati o attacchi ransomware.
Rischio Finanziario (Costi sommersi): La scarsità di profili tecnici innesca una "guerra dei talenti" che gonfia i costi di selezione, accelerando il turnover precoce e generando costi sommersi significativi nell'onboarding.

L'approccio del "Risk Management" alla mitigazione

Subire passivamente il contesto macroeconomico e il deficit formativo esterno rappresenta una vulnerabilità. Un approccio strutturato di gestione del rischio affronta la carenza di competenze attraverso precisi pilastri di mitigazione: lo Strategic Workforce Planning per mappare i gap a 3 e 5 anni, l'investimento interno in programmi di Reskilling (riqualificazione) per colmare autonomamente il mismatch qualitativo, e la diversificazione dei canali di attrazione attraverso partnership stabili con ITS e università.

Cambiano i contesti tecnologici e le valute – dalle lire all'euro –, ma i nodi di fondo del sistema-Paese mantengono una continuità storica impressionante.

Affrontare l'autunno economico richiede oggi, alle imprese e ai consulenti, la capacità di inquadrare queste costanti storiche non come imprevisti, ma come variabili strutturali da governare con rigore analitico.

© Post di DANIELE BONI con il supporto di AI.

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⚠️ Nota: Restauro e analisi a puro scopo didattico e storico, senza finalità di lucro. Marchio e design appartengono ai legittimi proprietari.

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